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Per cambiare bisogna iniziare a camminare.

Queste parole le ho scritte mesi fa all’inizio di questo percorso che mi ha riportato in Sicilia con la volontà e la consapevolezza che bisognava mettersi in gioco in prima persona. Ho deciso di pubblicarle perché a distanza di mesi questi pensieri sono più veri che mai e penso che bisogni veramente iniziare da qui se vogliamo seriamente riuscire a cambiare qualcosa.

“Queste discese negli abissi della società siciliana mi hanno aperto delle voragini nell’anima e nel cuore. Razionalmente penso che nulla cambierà, che tutto resterà immutato, perché la verità è che nessuno vuole veramente cambiare, perché cambiare vuol dire cambiare se stesso, la propria mentalità, vuol dire guardarsi allo specchio e confrontarsi con la faccia scura della sua essenza (nessuno esente). Le persone corrotte dominano perché chi ha deciso di mantenersi puro si è rassegnato a ‘vivere lasciando vivere’. I migliori combattono da soli sapendo di aver già perso, gli altri si lamentano, i molti sopravvivono, e tutti sono rassegnati. Pochissimi continuano a sognare.

Mi domando allora se ci sia speranza. Se ci sia speranza di creare una società migliore dove il bene di tutti prevalga sugli interessi del singolo. Se ci sia speranza di cambiarla questa società senza una guerra, senza passare di nuovo nella desolazione della sofferenza, anche se poi a cosa serve la storia se la nostra memoria è così labile.

Mi domando se gli uomini e le donne di questa parte di terra che si chiama Europa avranno la forza di ergersi come esempi per segnare l’inizio di una nuova Era, di una nuova società occidentale. Sarà questa epoca, fatta di supermercati e di internet, capace di partorire di nuovo degli Eroi ? Perché di Eroi abbiamo bisogno, no di politici capaci di gestire, no di strateghi capaci di farci sopravvivere. Abbiamo bisogno di Eroi che siano capaci di far scaturire da ciascuno di noi la parte migliore che abbiamo, facendoci elevare a degli esseri che non vedano più nel potere, nel denaro, nella soddisfazione personale il fine della loro esistenza.

Cosa c’entra la politica?

I politici dovrebbero essere l’espressione più alta dei valori della società che governano. Dovrebbero essere i guardiani di tali valori e dovrebbero avere delle capacità non comuni per assicurare la migliore gestione del bene comune. Allora noi dovremmo pretendere di avere i ‘migliori’ come politici, dovremmo selezionare ed andare a cercare nei vari settori coloro che hanno le competenze e le capacità per gestire la cosa pubblica. Invece, i politici sono spesso persone che vedono nella posizione politica una fonte di potere, un modo per risplendere nella loro mediocrità.

Quindi come creare una nuova classe politica senza che i ‘migliori’ decidano di farne parte? Perché la verità è che loro o non vogliono sporcarsi le mani o non hanno l’aggressività necessaria per combattere. Bisognerebbe ripensare le regole della politica sorpassando l’idea dei partiti e rimettendo al centro di tutto le persone, senza però cadere nel qualunquismo che si basa sull’idea che tutti possono fare tutto. Bisognerebbe creare un sistema politico in cui le persone siano elette in base alle loro capacità ed alla loro esperienza nei vari settori della vita pubblica (agricoltura, sanità, istruzione, ricerca, industria, economia, etc..) e non per i giochi di partito. I politici che non abbiamo una loro professionalità e che abbiano bisogno della politica per sopravvivere per me sono inutili anzi sono il vero male della politica.

Ma io cosa posso fare?

L’unica cosa che posso fare è non restare nella mia zona di confort da dove facilmente criticare, senza soffrire per la veemenza di chi mi attaccherà semplicemente perché ho deciso di uscire fuori dall’ombra della mia placida esistenza. Posso essere una voce che forse come un pifferaio magico avrà la forza di innescare un moto dentro chi abbia ancora la speranza di poter creare una società più equa, una società in cui non viga la legge del più forte e dove la corruzione non sia più tollerata.

Io voglio credere che sia possibile creare una nuova società occidentale che si basi sulle radici europee capace di disegnare un mondo nuovo dove guerre e squilibri sociali, dove lo sfruttamento e la paura non siano le basi del nostro benessere. Certo questo è solo un mondo ideale a cui la nostra mediocre umanità non potrà mai arrivare, ma a cui deve almeno anelare.

Ma come creare la catena necessaria a far trasmettere questo moto? Come cambiare la nostra società?

Credo che tessere una rete fatta di persone che condividano gli stessi ideali potrebbe essere l’inizio, anche perché adesso siamo tutti sconnessi e il nostro moto non genera che caos. Tante belle parole, ma poche azioni e ancora meno risultati.

Inoltre, osservando le reazioni degli uomini e delle donne con cui sto parlando, mi sto convincendo che siano le donne la chiave di volta di un possibile cambiamento. Sicuramente perché da madri sono le prime educatrici degli uomini e delle donne del futuro, ma anche perché da mogli sono coloro che spingono i fili invisibili delle scelte dei loro mariti e che fino ad ora hanno brillato di luce riflessa dalle posizioni dei loro sposi.

Sto pensando che se le donne decidessero veramente di assumersi un ruolo cardine nella gestione della nostra società che vada oltre a quello della famiglia, portando i loro valori al centro delle scelte economiche e sociali, potrebbe veramente iniziare una nuova Era per la società occidentale e forse per il mondo intero, ma per far ciò anche l’uomo dovrebbe cambiare il suo ruolo e assumersi compiti ad oggi spesso delegati solo al gentil sesso.

Per finire:

Tutte le persone con cui sto parlando mi dicono che ho coraggio, che mi ammirano, che mi vogliono aiutare senza sapere bene. Mi guardano con una tale perplessità che è veramente disarmante. Leggere negli occhi di tutti che poter vincere le elezioni europee sia irrealistico è la prova che ormai ci siamo rassegnati a vivere in questo mondo accettando le regole non scritte dai partiti e dai potenti. La cosa che mi fa più andare sui gangheri è quando mi augurano buona fortuna come se stessi andando a giocare alla roulette. Sicuramente non sarei dovuta essere io a fare questo passo, persone molto più intelligenti e più preparate di me avrebbero dovuto farsi avanti, ma vedendo la reazione di tutti capisco bene perché alla fine restare nell’ombra sia la scelta più conveniente e forse anche la più saggia.

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Giannandrea Dagnino
Ospite
Giannandrea Dagnino

Carissima Virginia, condivido tutto tranne l’ultima frase: oggi più che mai, per saggezza e per nostra convenienza – soprattutto dei nostri figli – è il momento di riprenderci il nostro posto al Sole!

Vincenzo
Ospite
Vincenzo

Cara Virginia, belle parole! Buon lavoro e buona fortuna.
Anch’io ti ho votata, poi vedi i risultati e capisci che hai solo portato voti a chi era già designato.
Tanti anni fa ho concluso che in Sicilia non esistono più possibili soluzioni collettive. Solo individuali: o ti adatti o te ne vai. Spero ancora di essere contraddetto…

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