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Ballon c

Continuità territoriale, un impegno per il diritto europeo alla mobilità

Non sono venuta a conoscenza del problema trasporti in queste settimane di campagna elettorale, lo conoscevo da tempo, ma ora, avendo provato i collegamenti tra Sicilia e Sardegna, oltre che alla mobilità interna, posso parlare con maggiore consapevolezza  e rammarico, ma anche con maggiore determinazione. La disciplina è vasta e molto tecnica, ci sarà modo a Bruxelles per condividere il dossier sulla continuità territoriale e fare in modo che non solo io ma tutto il parlamento conosca e faccia la sua parte.

Intanto posso dire che l’imposizione degli Oneri di Servizio Pubblico (OSP) nei servizi aerei di linea rappresenta un opportunità per migliorare la connettività di regioni periferiche, insulari e in ritardo economico, per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini residenti e il diritto all’accessibilità di questi territori. Nonostante  ciò, alcuni criteri e indicazioni presenti nel regolamento rimangono ancora non del tutto precisi ed esaustivamente affrontati. Questo ha prodotto nel tempo un confronto serrato tra lo stato italiano e le regioni interessate con la Commissione Europea che in diverse occasioni, sia per effetto di istanze e ricorsi presentati dai vettori aerei che dagli stessi uffici della commissione, ha aperto formali indagini e messo in discussione la necessità di imporre OSP proposti dallo stato italiano.

Pertanto sarebbe indispensabile che lo stato italiano si dotasse di una procedura formalizzata e concordata con l’Unione Europea che, alla luce del quadro di riferimento regolatorio per accedere agli OSP, consentisse alle regioni di accedere agli OSP senza estenuanti confronti, con le DG della Commissione. Non bisogna lasciare la Sardegna e la Sicilia in balia di una questione che a livello nazionale potrebbe essere affrontata e risolta con un approccio di metodo che si rifa alle discipline di dimensionamento di un servizio pubblico di trasporto, con cui poter trattare  in modo trasparente ed oggettivo i principi, i criteri e i requisiti indicati dal Regolamento, evitando lo stillicidio che ogni volta che si impongono gli OSP i territori devono subire per la verifica della coerenza della proposta al Regolamento (facendo riferimento a regole/prassi non scritte). E’ quindi indispensabile che lo stato italiano, unitamente alla Commissione europea, definisca, rispetto al suo contesto territoriale e socio economico quali rotte, in relazione ad una serie di  criteri desunti dalle specifiche del Regolamento 1008/2008, possono essere  classificate come essenziali e quali servizi aerei di linea minimi si definiscono tali in relazione agli attributi minimi di continuità, frequenza, capacità e tariffa adeguati a garantire e soddisfare gli obiettivi che attraverso l’imposizione degli OSP si intendono e si vogliono raggiungere (sviluppo economico e sociale dei territori interessati) per una regione periferica, remote ed isolate (come la Sardegna), in ritardo di sviluppo e priva di alternative di trasporto comparabili e competitive.

Oltre alla determinazione dello svantaggio che l’insularità provoca, bisogna definire qualitativamente e quantitativamente il livello di servizio minimo che deve essere garantito in relazione alla continuità alla capacità e alla frequenza alle tariffe, qualità del servizio e assistenza a particolari esigenze dei viaggiatori.

La misura del diritto sta nelle esigenze che devono essere soddisfatte e nel gap che deve essere colmato. Non basta una singola istituzione, solo un impegno responsabilizzato di Regioni, Stato e Ue permetterà di ottenere il risultato ambito. Al Parlamento Europeo ci voglio andare anche per questo, perché voglio che in Sicilia e Sardegna si possa partire e ritornare sia nel territorio nazionale che in quello europeo, per lavoro, studio, salute o turismo. Sono diritti costituzionali che dopo tanti anni di inattuazione devono trovare applicazione concreta.

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